IL MONITORAGGIO DEL MACCHINARIO - Chi lo attua e come?

Article / Supply Chain and Quality


IL MONITORAGGIO DEL MACCHINARIO - Chi lo attua e come?
Pier Paolo Falcone , Other, Italy

Gli operatori possono essere in grado di effettuare una efficace ispezione delle condizioni delle macchine (T.P.M.).


L’ultimo quarto del secolo scorso è stato caratterizzato, nel settore dell’impiantistica industriale, da quella che alcuni studiosi – valutandone negativamente qualche eccesso – hanno definito illusione tecnologica: la ricerca spasmodica della automazione spinta nel funzionamento degli impianti, supportata dalla cosiddetta intelligenza artificiale per il loro monitoraggio e le eventuali diagnosi. È evidente il grosso limite di quest’ultima: la possibilità di affrontare, per altro con modalità prevalentemente deterministiche, soltanto le situazioni previste da chi l’ha “creata” (o, meglio, programmata), fornendo ai problemi soluzioni scelte tra quelle preordinate. Detto questo, chiariamo pure che non vanno sottovalutati gli aspetti positivi; tra i principali: la velocità di risposta, la possibilità di tenere conto di moltissimi fattori, la capacità di operare in ambienti ostili all’uomo, l’assenza di condizionamenti quali fatica o monotonia. Tutto ciò, però, ha un costo: impianti sempre più complessi e, di conseguenza, tendenzialmente meno affidabili.
Negli ultimi anni, comunque, stiamo assistendo, specie nei Paesi tecnologicamente più avanzati quali gli USA (in Giappone, a giudizio di chi scrive, il fattore tecnologico non ha mai primeggiato rispetto a quello umano), ad una forte rivalutazione dell’uomo, dell’intelligenza “vera”, capace di affrontare problemi nuovi, di analizzare una situazione in relazione alle circostanze e al contesto, di scoprire una anomalia prefigurandone le conseguenze a medio-lungo termine.
Considerazioni che, chiaramente, sono ancora più vere se facciamo riferimento, anziché al normale funzionamento a regime di un impianto, alle sue anomalie e ai suoi malfunzionamenti, ovvero alla sua “cura” e manutenzione; questa soprattutto nelle sue modalità di tipo preventivo e predittivo (o su condizione).
A tale proposito, una delle ultime novità in arrivo dagli Stati Uniti è l’ OMI (One-Minute Inspection; si veda J. Fitch, The Daily One-Minute Inspection – Machinery Lubrication Magazine – January 2007), ovvero l’ispezione rapida quotidiana (o ad ogni turno) di macchine e impianti, svolta in modo sistematico: vera e propria tecnica di monitoraggio delle condizioni, basata sui sensi anziché sull’uso di strumenti specifici, spesso sofisticati, che comportano quindi interventi poco frequenti e con tempo unitario considerevole, oltre che personale appositamente formato, se non addirittura il ricorso a ditte esterne specializzate (si pensi all’analisi degli oli; in effetti J. Fitch fa riferimento solo alla lubrificazione).
Del resto, il “motore” della MP – acronimo che rappresenta sia la Manutenzione Pianificata, sia quella Predittiva o “su condizione”, che è la modalità più utile ed economica di Manutenzione Preventiva (anche questa indicata con la sigla MP, e abitualmente riferita ai soli interventi programmati su base statistico-temporale) – sono le ispezioni; che però risultano spesso poco efficaci, in quanto effettuate da personale non sempre motivato e con competenze circa il funzionamento del macchinario non del tutto adeguate. Soprattutto, in quanto effettuate ad intervalli di tempo eccessivamente lunghi o non regolari, per le ragioni indicate poc’anzi, comunque non compatibili con la velocità con cui la piccola anomalia si può trasformare in guasto. Per contro, le OMI giornaliere sono delle “istantanee ad alta risoluzione” delle condizioni della macchina e della sua lubrificazione (si tenga conto che i guasti per usura e attrito, cioè per cattiva lubrificazione, sono i più frequenti).
Queste ispezioni giornaliere non possono che essere eseguite da chi è quotidianamente a diretto contatto con le macchine: i conduttori o, nel caso di impianti presidiati in remoto, gli “itineranti”, la cui funzione è proprio quella di monitorare sul campo le condizioni degli impianti stessi. È però necessario che si faccia tutto il possibile perché le anomalie, anche piccole, siano facilmente e immediatamente rilevabili tramite i sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto o del tatto (nessuno se la sente di “assaggiare” un olio per controllarne le condizioni). La tabella nel riquadro presenta alcuni esempi di ispezioni “sensoriali”, praticamente istantanee e semplici da attuare.
Come si usa dire abitualmente parlando di qualità, di servizio al cliente, di sicurezza, anche l’affidabilità e la disponibilità del macchinario sono responsabilità di tutti. Questo è il significato primario del TPM (Total Productive Maintenance, ovvero cura della produttività degli impianti “tutti insieme”) e del suo pilastro Manutenzione Autonoma, finalizzato a sviluppare le competenze teorico-pratiche, nonché la sensibilità e la motivazione dei conduttori – assieme a tutte le altre persone coinvolte – per la continua ed efficace ricerca delle anomalie del macchinario, ovvero di tutti quei segnali e sintomi che le macchine emettono e che, opportunamente interpretati, eventualmente con l’aiuto di indagini mirate effettuate con tecniche quali termografia IR, ultrasuoni, analisi delle vibrazioni, analisi dei lubrificanti, consentono di individuarne le reali condizioni e di prevenire guai peggiori.
Le OMI possono essere utilmente supportate da checklist specifiche, meglio se definite con la collaborazione degli stessi conduttori, magari affisse in prossimità o sulle macchine stesse; o anche – se con periodicità più lunga – inserite in un software di programmazione delle attività manutentive, che in buona parte sono proprio delle ispezioni, ovvero “caccia alle anomalie” prima che si traducano in guasti seri. Con queste ispezioni giornaliere, purché effettuate con occhio attento ed esercitato (anche qui la formazione ha la sua importanza), si possono molto probabilmente rilevare più anomalie che con l’uso congiunto di termografia, ultrasuoni, analisi degli oli e analisi delle vibrazioni. Queste ultime, per contro, ci permetteranno di approfondire la conoscenza di quelle – relativamente poche – anomalie che non dovessero risultare chiare a prima vista, al fine di giungere ad identificarne le cause e di intervenire efficacemente.

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